Forse c’è chi ieri ha comprato il suo PC con processore multi-core ultramoderno ed è convinto di avere una macchina potentissima. Bene. Si tolga questa convinzione. E’ solo ferraglia. La colpa però non è del rivenditore più o meno onesto: la colpa è che esiste RoadRunner. Un nome che è un programma: ricordate il famoso “bip bip” che faceva disperare Willy il Coyote? Era una saetta..riusciva ad essere più veloce di ogni previsione. A Los Alamos nel New Mexico esiste un mega-calcolatore con lo stesso nome (RoadRunner) che, con il simpatico animaletto del cartone animato, ha in comune una cosa: una velocità impareggiabile.
Togliamoci subito dalla testa qualsiasi idea su come sia fatto: non ha un case come quello di casa nostra nè 1000 volte più grande. Un supercalcolatore moderno è un insieme di processori a basso costo (come quelli disponibili in commercio) organizzati in modo da gestire insieme dei carichi di lavoro eccezionali. Nel particolare, RoadRunner, sviluppato da IBM in collaborazione con l’US Department of Energy, utilizza circa 7000 micro-processori AMD Opteron dual-core e su 13000 processori PowerCell 8i (dei derivati del processore Cell, simili a quelli che si trovano anche nella Playstation 3). Il sistema utilizza delle connessioni Infiniband per collegare le varie componenti e ha una RAM di circa 100 Terabyte, ha installato come sistema operativo Red Hat Enterprise Linux.
Le prestazioni, vista la velocità di calcolo in questione, si misurano in TeraFlops, ovvero la bellezza di milioni di miliardi di operazioni al secondo. RoadRunner si attesta sui 1105 TeraFlops (quindi addirittura circa 1,1 PetaFlops che, stressando il sistema, possono raggiungere un picco di 1,7!).
I numeri che fanno girare la testa non riguardano però solo le prestazioni: l’intero sistema occupa 1100 metri quadrati e consuma la bellezza di 3,9 MegaWatt. Per non parlare della cifra che è servita per allestire il tutto: 133 milioni di dollari! L’ US Department of Energy lo utilizza per scopi scientifico-militari, tra cui vere e proprie simulazioni di test-nucleari “in virtuale”.
Un vero peccato che, tra qualche mese, se ne andrà sicuramente in pensione sorpassato da qualche new entry: mediamente ogni 14 mesi la potenza di calcolo raggiungibile da un super-calcolatore raddoppia e quindi, come il nostro vecchio PC, anche RoadRunner finirà tra i ferrivecchi o, al massimo, in qualche museo del futuro.
Alla base di questo nuovo standard sta la volontà di fornire velocità di trasmissione dei dati che siano nettamente superiori ai 480 Mbit al secondo che rappresenta il limite raggiungibile conle attuali periferiche USB 2.0. La velocità massima è stimabile sui circa 4,8 Gbit al secondo, quindi quasi 10 volte superiori a quanto ottenibile al momento con molto sviluppo da apportare, queste performance sono state raggiunte grazie all’utilizzo di fibre ottiche, che si affiancheranno - ma non rimpiazzeranno - i tradizionali fili in rame.
I primi device basati sulla terza major release di USB dovrebbero arrivare sul mercato a cavallo tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, ma è probabile che non vi sarà un aggiornamento totale dei dispositivi almeno prima del 2011.
SuperSpeed USB è il nome commerciale scelto dal consorzio USB-IF per la propria interfaccia di nuova generazione, ma com’è successo con Hi-Speed USB (USB 2.0), resterà probabilmente solo un soprannome e utilizzato solo per enfatizzare il tutto.
In base a quanto dichiarato all’interno dei risultati di un test mostrati al WinHEC 2008, e publicati da Everything USB, trasferire un film in HD da 25 GB via USB richiedeva circa 9,3 ore con la versione 1.0, richiede 13,9 minuti con l’attuale release 2.0 e necessiterà di soli 70 secondi con il futuro SuperSpeed USB. Per ciò che riguarda i sistemi operatici al momento windows 7 non dispone di compatibilita con USB 3.0 ma questo sarà probabilmente aggiunto in un secondo tempo, attraverso un service pack. Questo potrebbe limitare notevolmente la diffusione di PC dotati di porte USB 3.0 e, di conseguenza, scoraggiare i produttori dal commercializzare device compatibili con la nuova specifica. È pertanto immaginabile che l’attuale USB 2.0 rimarrà la tecnologia d’interconnessione più diffusa sul mercato per almeno un altro anno e mezzo, e forse anche di più.
Lo sviluppo di SuperSpeed USB è stato lungo e difficile, e ha richiesto circa tre anni di lavoro. Un arco di tempo durante il quale USB-PG è stata più volte costretta a posticipare il rilascio di una specifica finale a causa dei numerosi disaccordi tra i suoi membri. Solo diversi mesi fa Nvidia, AMD e altre aziende minacciavano di creare una propria versione di USB 3.0 se Intel non avesse condiviso con loro, e in tempi rapidi, le specifiche del proprio host controller. La controversia è stata risolta a giugno, quando il chipmaker si è formalmente impegnato a pubblicare la specifica integrale del proprio controller USB 3.0 entro l’anno e sotto una licenza libera da royalty.
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Sopra la foto di uno dei primi modelli di stampante 3d da scrivaniaa un costo non del tutto proibitivo: 4995$, meno di 3700€. Questo dispositivo può tornare molto utile a tutte quelle aziende o laboratori che devono realizzare piccoli campioni in poco tempo e a costi relativamente contenuti. Si calcola che un pollice cubo ha un costo approssimativo di 0,50$, ovvero 0,022€ a centimetro cubo.
La stampante misura 63,5×50,8×50, 8cm per circa 40kg di peso ed è in grado di realizzare oggetti in tre dimensioni in materiale plastico con dimensioni massime di 5” per lato, pari a 12,7×12,7×12,7cm.
Il funzionamento è abbastanza simile a quello delle attuali stampanti: ad ogni passaggio della “testina” viene depositato uno strato di materiale spesso 0,25mm e -passaggio dopo passaggio- si ottiene la struttura desiderata (alcuni esempi dopo il salto).
Ecco alcuni esempi:
La stampante misura 63,5×50,8×50,8cm per circa 40kg di peso ed è in grado di realizzare oggetti in tre dimensioni in materiale plastico con dimensioni massime di 5” per lato, pari a 12,7×12,7×12,7cm.
Il funzionamento è abbastanza simile a quello delle attuali stampanti: ad ogni passaggio della “testina” viene depositato uno strato di materiale spesso 0,25mm e -passaggio dopo passaggio- si ottiene la struttura desiderata.
Addio a carta e penna? Da tempo i tecno-entusiasti più convinti stanno annunciando la scomparsa di una tecnologia millenaria come la scrittura a mano. Eppure, molto probabilmente, riuscirà a resistere anche all’urto dirompente di computer e telefonini. Così come è già accaduto con i libri a stampa.
Una riprova ci arriva da Pulse Smartpen, una penna intelligente realizzata da Livescribe e che sarà lanciata sul mercato a marzo. Ha la forma di una normale penna, ma sarebbe più corretto chiamarla una “piattaforma di mobile computing“. Permette di prendere appunti e, contemporaneamente, di registrare l’audio presente in sala, con un’alta fedeltà e cancellando i rumori di fondo. Considerarla una semplice penna-registratore sarebbe però riduttivo. Pulse è infatti dotata di un software di riconoscimento che permette di esportare su Pc non solo il file audio, ma anche il testo scritto a mano come se fosse un normale file Word. E, così, effettuare ricerche e modifiche, o condividerlo via mail.
Inoltre, grazie a un sensore infrarossi integrato, Pulse riesce a sincronizzare il canale audio con quello testuale. Un esempio? La penna può dirci cosa stavamo scrivendo nell’attimo esatto in cui veniva pronunciata una determinata parola in sala. Basta “cliccare” con la penna su una parte di testo e si potrà ascoltare l’audio corrispondente. In questo modo, non si rischia di perdere nemmeno una parola. Il che può tornare particolarmente utile agli studenti che prendono appunti.
I prezzi della smartpen sembrano più che accessibili: il modello da 1 Gb (100 ore di audio e 16.000 pagine di testo) costa 149 dollari (circa 100 euro), mentre quello da 2 Gb 199 dollari (circa 135 euro). Entrambi i modelli possono già essere pre-ordinati qui. Qui una demo interattiva. GUARDA IL VIDEO
Non è il primo esempio di visore multimediale incorporato in un paio di occhiali, ma lo YelloMosquito Qingbar GP300 sembra avere una marcia in più, per la qualità della riproduzione video e per la compatibilità molto ampia con i formati audio/video esistenti.
Inforcando il dispositivo, gli occhi vengono messi di fronte a due display WQVGA da 432 × 240 pixel, che restituiscono immagini la cui percezione corrisponde a quella di uno schermo da 50 pollici visto da una distanza di due metri.
I formati video che il dispositivo è in grado di riprodurre sono MP4, AVI, ASF, MPEG1/2/4, Divx3.x/4.x/5.x, XviD mentre quelli audio sono MP3, WMA9, IMA e AAC. Da sottolineare che il dispositivo permette anche la riproduzione di e-book txt. Inoltre è presente una porta di connessione a un sintonizzatore televisivo per vedere la TV senza disturbare.
I film e i clip vengono caricati attraverso lo slot per schede di memoria flash di tipo miniSD, e la porta USB permette di interfacciare facilmente il dispositivo con un PC.
Il player include anche un telecomando per semplificare le operazioni di controllo delle varie funzioni – d’altronde sarebbe difficile gestirlo mentre lo si tiene sul naso…
Il costo del Qingbar GP300 si aggira intorno ai 400 dollari e sebbene non lo si trovi nei negozi è possibile acquistarlo direttamente dal sito della YelloMosquito, dove si trova un interessante assortimento di altri occhiali multimediali.
Il C510 è un prodotto hi-tech dal design cool e dalle prestazioni elevate. E’ a tutti gli effetti un cellulare con la portabilità di un orologio.
C510, è un dispositivo prodotto dalla casa asiatica CECT, oltre ad avere le normali funzioni di un cellulare, può essere usato anche come un normale orologio.
Alcune sue caratteristiche sono le seguenti:
-Possiede uno schermo 1,5 pollici
-TFT Touch screen
-Quad Band (si possono inserire le schede di tutti i gestori, trannte 3 Italia).
-Microcamera da 1,3 megapixel
-Memoria espandibile
-Suonerie Polifoniche
-Ricevitore radio FM
-Gprs
-Wap
-Mms
-Riprodutce video, foto, musica ecc
Come potete notare ha tutte le caratteristiche che hanno oggi i cellulari, il dispositivo permette la comunicazione in modalità viva voce grazie al bluetooth integrato.
Roma - Servono nuove leggi per Internet? Soprattutto: conviene davvero puntare ad armonizzare le leggi in vigore nei diversi paesi? E si può davvero farlo in barba alle Nazioni Unite e al processo di analisi partito ormai da anni? Queste e molte altre sono le domande che da ieri rimbalzano sulla rete italiana dopoché il premier italiano Silvio Berlusconiha annunciato l’intenzione di portare al prossimo G8 “una proposta di una regolamentazione internazionale del sistema di Internet”, “in tutto il mondo, essendo internet un forum aperto a tutto il mondo”.
Poche parole, nessun dettaglio, dette a margine di un giro tra i server delle Poste, ma sufficienti a fare il giro della rete, viste anche le tante pessime prove del mondo politico italiano rispetto ad Internet: è altissimo il timore di nuove regole imposte dall’alto prodotte da chi di rete ne sa poco e senza il contributo della rete stessa. Ma a cosa si riferisce esattamente il premier?
Nel merito delle molte ipotesi di queste ore, una direzione appare più chiaramente delle altre. Se il premier ha davvero in mano una proposta allora questa porrà senz’altro l’accento sul diritto d’autore, ossia il fronte su cui il vecchio apparato economico e produttivo è costretto a fare i conti con il nuovo che avanza. Al Governo, nonostante la debole opposizione di Maroni, non dispiace la Dottrina Sarkozy. Non solo: un recentissimo Ordine del giorno impone all’Esecutivo di rivedere le norme di contrasto alla pirateria svolta su peer-to-peer, abdicando ad un altro pezzettino di diritto alla privacy per consentire una più facile penetrazione delle major e delle loro denunce nelle attività telematiche.
L’orientamento che sembra imporsi, e d’altra parte nella compagine di Governo rimangono tutti i principali artefici della famigerata Legge Urbani, è quello di un’Italia portavoce delle esigenze dell’industria, e ciò avrebbe tanto più senso perché il momento è propizio: non solo in Francia si procede verso il regime delle disconnessioni di Stato, non solo Regno Unito e Spagna sono tentati dal seguire la stessa rotta che tanto piace alle major, ma i ministri del Consiglio d’Europa proprio nei giorni scorsi non hanno trovato niente di meglio che cancellare le tutele richieste dal Parlamento Europeo e dalla Commissione Europea a favore degli internauti e del diritto primario costituito dall’accesso ad Internet. Senza contare, sottolineano i più maliziosi, gli effetti positivi sui poteri forti che sarebbero causati da un irrigidimento delle normative di settore in un’epoca di grande trasformazione, che sta già comprimendo certe posizioni e certi profitti.
Se è inevitabile ricondurre al diritto d’autore qualsiasi proposta di armonizzazione globale, certo in molti avrebbero preferito dichiarazioni più esplicite: l’esperienza, non solo in Italia, insegna alla comunità Internet quanto di rado nella stanza dei bottoni si facciano largo istanze nate sulla e dalla rete, anche quando in gioco c’è proprio il presente e il futuro della rete stessa. Né si può escludere che il premier intenda appoggiare anche l’iniziativa del proprio partito per una battaglia ad alzo zero contro i siti che diffondono contenuti razzisti e xenofobi, una proposta di legge in elaborazione che però i suoi promotori vogliono appunto che assuma un respiro internazionale. Trovare una convergenza su questo fronte, come sulla lotta al terrorismo, e il Decreto Pisanu del precedente governo Berlusconi non fu che anticipatore dell’orientamento comunitario, potrebbe non essere così complicato.
Ma non è solo il merito a suscitare attenzione, la forma dell’intervento di cui parla il premier solleva infatti perplessità. Il premier ha dichiarato: “Sarò per la terza volta presidente del G8, che ha già come compito la regolazione dei mercati finanziari in tutte le nazioni; ho visto che per quanto riguarda Internet manca una regolamentazione comune”, una questione che l’ONU è inadatta ad affrontare, in quanto le Nazioni Unite sono “pletoriche”. Parole forti, soprattutto perché ormai da anni in sede ONU tutto il mondo discute di come convergere su Internet, si cercano mediazioni difficili e proprio l’Italia ha in quella sede un ruolo chiave grazie ad iniziative, discusse ma centrali nel dibattito ONU, come la cosiddetta Costituzione per Internet, inizialmente proposta dall’allora Garante della Privacy Stefano Rodotà addirittura nel 2003.
Ma perché scartare il lavoro di migliaia di delegati che da anni si riuniscono in diverse città del Pianeta? Lo dice lo stesso premier, che spiega come nel G8 “invece, si discute, ci si interfaccia e si arriva a soluzioni concrete che poi tutti i Paesi si impegnano ad accettare”. Il G8 è un consesso a cui aderiscono le maggiori economie, un insieme che sarà presieduto proprio da Berlusconi.
Ad ogni modo le dichiarazioni del premier, come detto, sono tutto meno che esplicite ed anche per questo c’è chi le legge sperando che vadano nella direzione auspicata proprio in sede ONU. Il senatore Fiorello Cortiana, membro della Consulta sulla Governance di Internet, che da anni lavora a livello internazionale per questi obiettivi, ha rilasciato una nota in cui definisce la proposta Berlusconi una proposta “con una prospettiva internazionale, in cui l’Italia possa essere avanguardia. Queste tecnologie sono il futuro per tutto il mondo”, una proposta che “fa ben sperare tutti coloro che in questi anni si sono adoperati per avviare un processo aperto ed inclusivo per un Internet Bill of Rights capace di armonizzare in modo evolutivo i diritti condivisi, a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dalle Nazioni Unite 60 anni fa, con la natura interattiva, senza confini e senza condizione di scarsità costituita da Internet”.
“La dichiarazione del Presidente Berlusconi - continua ancora Cortiana - costituisce un buon auspicio all’apertura dell’IGF-Internet Governance Forum dell’ONU che si è aperto a Hyderabad in India. L’azione del nostro Paese partita con il Ministro Stanca che raccolse la mia proposta bipartisan e proseguita con il Ministro Nicolais e il Sottosegretario Magnolfi ha visto la nascita di una Dynamic Coalition, con ONG, Imprese, Governi, all’interno dell’IGF e ha trovato ampio interesse e sostegno nel corso dei due Dialogue Forum on Internet Rights promossi dall’Italia, il secondo a Cagliari lo scorso ottobre”. Come a dire, insomma, che se una proposta italiana deve giungere in una sede così rilevante come il G8, le basi perché si tratti di una proposta ragionata, condivisa e di dialogo ci sono tutte.
L’allarme lanciato da alcuni sulle dichiarazioni di Berlusconi non convince molti. Luca Sofri sul suo blog, ad esempio, scrive che probabilmente Berlusconi non sa di cosa parla e che domani si dimenticherà delle sue dichiarazioni ma avverte: “Piano con il riflesso condizionato dell’indignazione: le regole non sono una cosa sbagliata, in generale. Il problema è capire di quali regole parliamo. Se ciò che avviene in rete risponde alle norme e alle leggi su cui siamo d’accordo per quel che riguarda il mondo precedente a internet (se per esempio l’Iran allineasse le sue regole su internet alle nostre) non c’è niente da protestare contro le regole e la loro applicazione. Se si tratta di inventarne di nuove, allora protesteremo, come è avvenuto solo poche settimane fa su una minaccia e un progetto assai più seri e concreti”.
La sensazione che sia presto per strapparsi i capelli e che il premier non sappia di cosa sta parlando è espressa anche da Sergio Maistrello, mentre Massimo Mantellinisuggerisce che è inutile preoccuparsi, visto lo scarso peso dell’Italia e del premier stesso in ambito internazionale. C’è naturalmente chi liquida la cosa come una dichiarazione che piacerà alla casalinga di Voghera ma più in generale sembra prevalere in rete un senso di attesa, per capire se quella di Berlusconi sia stata l’anticipazione di un qualcosa di più articolato, o magari già discusso con gli altri leader, o se vada più letto come un auspicio. In entrambi i casi toccherà attendere solo qualche settimana per saperlo: il premier sarà presidente del G8 a gennaio.
Stretch Your Face è un sito che ti permette di modificare un volto per storpiarlo e smostrarlo, potrai caricare una foto del tuo viso e modificarlo per renderlo più brutto!
Basta visitare il sito di Streth Your Face e caricare una foto grazie alla barra “Sfoglia”, successivamente passando con il mouse e tenendo premuto il tasto sinistro potrai iniziare a modificare la foto.
Terminata l’operazione di modifica,basterà premere “save your face” e successivamente cliccare sulla foto modificata con il tasto destro del mouse e scegliere “salva immagine con nome” per salvarla sul tuo PC
Potrai anche inviarla ad un tuo amico tramite il form che vedrai sotto la tua foto oppure pubblicarla su Facebook e altri social network. Buon divertimento!
Stufo dei soliti contenuti di yuotube?Di tutto quell’ordine nella pagina?
YooouuuTuuube è un servizio per riprodurre i video di YouTbe in modo originale, un po’ come accade con YouCube.
In questo caso i filmati sono mostrati in un reticolo di miniature che riempiono lo schermo del computer, un vero e proprio mosaico.
I video non sono perfettamente sincronizzati e così si ottiene un gradevole effetto di transizione nella sequenza dei thumbnail.
Si può decidere di riprodurre un singolo video indicandone l’URL, attraverso un termine di ricerca o a caso (funzione random).
E’ anche possibile stabilire la dimensione del frame in pixel che di default è 80×80 ed attivare la funzione zoom.
I controlli del volume e dello zoom sono nascosti in basso a sinistra dello schermo dove anche è possibile accedere tramite un apposito pulsante al video originale in YouTube.
Lo vedrei bene per creare effetti video un po’ vintage nello schermo di una discoteca. Divertente.